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NOTIZIE

RECENSIONE: Priscilla Regina del Deserto, Manchester Opera House ✭✭✭✭

Pubblicato su

28 agosto 2015

Di

douglasmayo

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I Will Survive. Foto: Paul Coltas Priscilla, Queen Of The Desert Manchester Opera House (in tournée)

25 agosto 2015

4 stelle

Prenota i biglietti per la tournée nel Regno Unito

Prendete due drag queen, un travestito, abbastanza paillettes e glitter da far affondare il Titanic, mettete il tutto insieme a un cast di talento e a una valanga di classici pop e disco moderni su un grande autobus rosa shocking, e avrete più o meno tutti gli ingredienti che rendono Priscilla una serata di pura gioia a teatro.

Basato sull’omonimo film del 1994, Priscilla è diventato la più grande esportazione australiana di teatro musicale, con produzioni in Canada, Italia, Brasile, Stati Uniti, Svezia, Argentina, Filippine, Spagna e Norvegia, tra gli altri. Questa tournée sarà la seconda nel Regno Unito, dopo quasi tre anni nel West End.

Nella sua forma più semplice, Priscilla è un road movie: Tick, una drag queen, viene invitato dalla moglie a viaggiare da Sydney ad Alice Springs per esibirsi in uno spettacolo al casinò che lei dirige. Tick si fa aiutare da Adam/Felicia, una giovane drag queen, e da Bernadette, un travestito più maturo, e il trio parte su un autobus che battezza Priscilla. Tick è in apprensione per il viaggio perché ad Alice Springs incontrerà per la prima volta suo figlio, un fatto che ha tenuto nascosto agli altri due. Inutile dire che mettere tre persone così sgargianti su un autobus e spedirle nell’outback australiano crea uno scontro culturale con la gente del posto e offre la piattaforma perfetta per un percorso di scoperta di sé, che finisce per unire i tre.

Duncan James nei panni di Tick. Foto: Paul Coltas

A nove anni dal debutto a Sydney, Priscilla ha travolto il palcoscenico del Manchester Opera House questa settimana, nell’ambito della nuova tournée nel Regno Unito.

In questa produzione la star dei Blue Duncan James interpreta Tick (in alcune città il ruolo sarà alternato con Jason Donovan). È un ruolo che richiede un equilibrio delicato tra spavalderia e fragilità, e per la maggior parte del tempo James centra il bersaglio, anche se la sua fisicità rende più difficile far emergere la vulnerabilità di Tick. Il suo momento clou arriva in pigiama verde lime ricoperto di paillettes, mentre danza con dei cupcake cantando MacArthur Park: un trionfo.

Simon Green porta a Bernadette un lato più morbido rispetto a chi l’ha interpretata in precedenza. Uno dei personaggi più complessi dello spettacolo, Bernadette desidera semplicemente essere amata. Quella di Green è una prova di spicco nel trio. Bernadette emana stile e classe anche nelle circostanze più dure; la sua scorza si scioglie man mano che si addentrano nell’outback.

Adam Bailey interpreta Adam/Felicia, un giovane che è letteralmente esploso fuori dall’armadio e vive a un ritmo frenetico senza preoccuparsi delle conseguenze. La Felicia di Bailey è una meravigliosa esplosione di giovinezza: come una cometa che brucia luminosa mentre attraversa il cielo, è senza paura.

Priscilla utilizza tre favolose dive, spesso sospese in alto nell’aria, per fornire le voci cantate alle drag queen in playback quando sono nei loro panni en travesti. Lisa-Marie Holmes, Laura Mansell e Catherine Mort sono superbe: un inebriante mix di soul che aggiunge una nuova dimensione ad alcuni dei grandi classici disco dello spettacolo.

Callum MacDonald ha il compito di scaldare il pubblico e di fissare con decisione il tono della serata nei panni della drag queen Miss Understanding. Il suo botta e risposta con la platea è pieno di ironia, e stabilisce alla perfezione quel rapporto pungente tipico di una drag queen; la sua Tina Turner è una delizia.

MacArthur Park. Foto: Paul Coltas

Sorprendentemente, durante il viaggio i personaggi davvero grotteschi incontrati dal trio sono donne. Catherine Mort, una delle Dive, interpreta anche Shirley, la barista di un pubaccio a Broken Hill pieno di bifolchi. Il personaggio è uno stereotipo puro: taglio a mullet, scarsa igiene e seno senza reggiseno creano un momento di pura beatitudine comica. Julie Yammanee aggiunge una dimensione tutta nuova a Cynthia, la “sposa per corrispondenza” asiatica. Questa versione di Cynthia ha un elemento in più che ci mostra come forse non sia la ballerina di talento che crede di essere, affidandosi invece alla sua sensualità e a un numeretto con le palline da ping pong per attirare l’attenzione del pubblico maschile. Yammanee fa di Cynthia uno dei punti comici più alti della serata, con materiale comico che basterebbe per una vita. Non guarderete mai più una pallina da ping pong allo stesso modo.

Durante la rotta verso Alice, il trio incontra Bob, il meccanico: un uomo di mentalità aperta che ha viaggiato per il mondo in cerca di un posto a cui appartenere. Fa subito amicizia con questi improbabili viaggiatori e costruisce un rapporto unico con Bernadette. Philip Childs dà vita alla mascolinità “da uomo qualunque” di Bob e al suo lato più tenero, conferendogli una complessità e un’anima che non ci si aspetterebbe da un meccanico dell’outback.

Go West. Foto: Paul Coltas

L’ensemble di Priscilla lavora durissimo, tra un cambio costume e l’altro, per far esplodere tutta la gioiosa teatralità camp di questo musical. Il loro trionfo arriva alla fine del primo atto con lo showstopper I Will Survive, uno dei momenti più esaltanti mai creati nel teatro musicale.

Una delle cose più straordinarie del film di Priscilla erano i costumi creati da Tim Chappel e Lizzy Gardiner, che avrebbero poi fruttato loro un Oscar, un BAFTA e un premio AFI. Tutti i look iconici ideati per il film sono stati trasposti sul palco, e se ne aggiungono parecchi altri. I costumi di Priscilla sono stravaganti e fantastici quanto il concept della storia stessa. Dal punto di vista del costume, Priscilla è un banchetto per gli occhi che non dimenticherete facilmente: una parata vorticosa e sfacciatamente kitsch di cultura pop e drag che va vista per crederci. Bravissimi!

Mi ha sorpreso vedere che, in questa versione in tournée, Priscilla stessa è tornata in scena, sebbene in una versione ridotta rispetto all’originale del West End. Portare sul palco un autobus che possa muoversi come uno dei ballerini dello spettacolo, illuminarsi e “andare in scena” al momento giusto non è affatto semplice. Dato che lo show porta il suo nome, è bellissimo vedere che Priscilla è tornata in una forma più sostanziosa rispetto all’ultima tournée, dove al posto del volume reale di un autobus era stata usata una struttura a guscio in filo metallico con LED. Bentornata!

Colour My World. Foto: Paul Coltas

Con così tante cose positive da raccontare, è un peccato che ci sia un aspetto in cui Priscilla inciampa. Le scenografie fisiche di questo allestimento sembrano essere state una vittima lungo la strada verso Manchester. Il cuore della storia di Priscilla ruota attorno alla vastità dell’outback australiano e al senso di isolamento e di scoperta di sé che ne deriva. Quando gran parte di questa produzione si svolge davanti a tendaggi cremisi, la vicenda perde la sua collocazione geografica.

Ho avuto l’impressione che i creativi abbiano progettato lo spettacolo dando per scontato che tutti avessero visto il film; il mio compagno di serata era tra quelli che non lo avevano fatto. Mentre nella produzione del West End (anche in tournée) i luoghi fisici erano delineati con chiarezza, qui il passaggio da un posto all’altro lungo il viaggio si perde.

Sempre Libera, che nel film vedeva il celebre tacco a spillo in cima a Priscilla con Felicia in una tuta argentata, seguita da uno strascico d’argento lungo dodici metri che volava nel deserto, è una parte iconica della storia del cinema australiano. Nel West End vedeva Oliver Thornton sospeso a mezz’aria sopra il pubblico, in playback su parole che più o meno significano “vivere liberi e gioire”. L’immaginario visivo inebriante, mescolato all’opera italiana, era mozzafiato. Ora è ridotto a un’azione di contorno che non ha più alcun senso e, per chi scopre Priscilla per la prima volta, non ne ha proprio nessuno.

Detto questo, c’è ancora moltissimo da ammirare in Priscilla, soprattutto con questo cast di grande talento che dà vita agli eroi sgangherati di questo favoloso viaggio on the road.

Priscilla è davvero il musical “feel-good” definitivo: pieno di umorismo e con un grande cuore.

Da non perdere!

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